Progetti per i tribali Garo del Bangladesh

   
     
 
Regione al centro-nord del Bangladesh; non lontano dalla frontiera con il Nordest dell’India, dove ATCA aiuta altre missioni per il popolo Garo, in quel caso, in India, con i Padri Clarettiani Indiani.

La Regione si trova nella diocesi di Mymensing, la Missione appariene alla Congregazione di Santa Croce (CSC). Il Padre Eugene Homrich è Statunitense di origine tedesca, come molti dei suoi confratelli.

Il padre Homrich lavora e vive con l’etnia Garo da ben cinquantun’anni, sempre alla missione di Pirgaccha al nord del Bangladesh.

Forse per “evangelizzare" i Garo non ha usato altro che il suo amore calmo e paziente, e per far funzionare una grande missione il suo know-how da manager, e da persona che sa combattere anche la Banca Mondiale e la Banca Asiatica di Sviluppo (Asian Development Bank, ADB).

Come per molti gruppi tribali, anche qui il problema dei Garo è soprattutto la foresta nella quale vivono, nella rarissima foresta Sal di Madhupur, la quale la Banca Mondiale e la ADB vorrebbero preservata come parco nazionale, che esclude gli abitanti, mentre certi elementi del governo per poter sboscare e vendere questa selva per dollari statunitensi, non desideranno la presenza degli indigeni. Così ancora una volta vediamo che non c’è posto per gli indigeni tribali in zone dove loro hanno vissuto per secoli.

Diventando il Bangladesh uno Stato indipendente, diviso dall’India, anche il popolo Garo è stato diviso, la nuova frontiere li ha tagliati in due parti. Nel 1967, prima che le nuove frontiere venissero chiuse, molte famiglie Garo si sono rifugiati in India, altri sono rimasti nel nuovo stato del Bangladesh. Durante i miei viaggi ho incontrato parti di un clan in India, parenti di persone che conoscevo in Bangaldesh.

Mentre l’India considera il Bangladesh miserabile e sottosviluppato, oggi, forse anche grazie a decenni di lavoro dei missionari Oblati (OMI) e Holy Cross (CSC), i Garo in Bangladesh forse stanno meglio in Bangladesh che in India. I loro fratelli e sorelle oltre frontiere rimangono sulla frontiera, lontano dai centri accessibili, e lo sviluppo in India non li raggiunge.

Malgrado molte minacce da parti ufficiali, il Padre Homrich è rimasto fedele alla sua missione, anche a costo di non poter lasciare il Bangladesh per cure mediche urgenti, perché un ritorno in Bangladesh gli sarebbe stato impossibile. Questo Missionario fa del tutto per incoraggiare i Garo a mantenere il loro patrimonio culturale mentre imparano a conoscere il mondo moderno. Nessun edificio è stato costruito in cemento, tutto è al modo “Garo”, con materiali naturali e fango, come si usa in Bangladesh. “Mudhouses” cioè case di fango sono fresche d’estate e calde d’inverno, mentre poco più al nord, dai missionari indiani, amanti del cemento e di grandiose – e costose - costruzioni, soffrono nei loro grandi conventi freddi che non sanno mantenere ne riscaldare d’inverno.

In Bangladesh la gente Garo è molto independente, la chiesa per loro presenta un grande arichimento, gioia e tante celebrazioni. Le feste tribali, soprattutto la festa del raccolto, il Wangala, vengono celebrati all ‘aperto, ed alla presenza di migliaia di Garo. Una festa inculturata, con tanti elementi Garo e cristiani, danze, canti, cerimonie di una grande bellezza. Esattamente il contrario delle missioni indiani a pochi chilometri al nord, dai missionari Indiani meridionali, dove si celebrano messe che durano molte ore (come si usa in India meridionale), rosari, prediche e istruzioni religiosi di stile del tutto occidentale e spesso antiquate.


Progetti ATCA:

Da molti anni il Padre Homrich fa cercare i neonati abbandonati. Delle volte vengono abbandonati anche nelle vicinanze del convento. Ragazze giovani che danno alla luce bambini che non possono tenere in quanto la loro età o provenienza, chiedono al Padre Homrich di trovarle dei genitori per farli addottare. Altronde abbondano gli orfani in tutta l'Asia. Il programma d’adozione ha molto successo nella zona della missione.

Ogni anno il Padre Homrich accetta fino a cinquanta neonati e li trova nuovi genitori, coppie che a causa dell'alta mortalità infantile rimangono alla fine senza bambini. Sceglie secondo l’origine dei bambini e la religione della madre naturale. Le spese per le adozioni legali fanno parte del progetto. Per il bambino adottivo i nuovi genitori ricevono latte per un anno, vaccinazioni e medicine necessarie, e l’assicurazione che la missione terrà cura in caso di malattia anche in futuro. Una “nonna” rispettata nel villaggio, segue le nuove famiglie.

Il bambino adottato viene in una famiglia che lo ama molto. Nel mondo tribale, la vecchiaia senza figlie è impossibile. Non esiste una struttura sociale fuori dalla famiglia, del clan. Sono i figli a tenere cura degli anziani.
Anni fa nelle Filippine sono stata testimone di un caso tipico. Con un Euro per settimana, e per la durata di due mesi, abbiamo potuto salvare una donna che aspettava il suo ottavo figlio, tutti i sette erano morti. La donna non aveva gran prospettiva di sopravvivere un parto, era troppo malnutrita ed in uno stato misero. Abbiamo offerto latte, vitamine e riso da poter rinforzarsi prima del parto. È nata poi una bambina di nome Maria, l'unica speranza per questi genitori felici. Anni dopo ho rivisto la famiglia e la Maria che allora aveva già sei anni. Una bellissima Maria, la seconda per la quale la mia breve presenza è voluta dire "vivere". La piccola famiglia ora è riconoscente per l’aiuto ricevuto, e a noi non rimane altro che ringraziare il Signore! – Casi del genere ci mettono in crisi ed il nostro modo di vivere affluente ci metton molte questioni.

ATCA ha aiutato questo programma d’adozione sin dal 1996. Anche nel 2006 ci sono oltre quaranta neonati in attesa di una nuova famiglia.

Anni fa il Padre Homrich accettava anche i neonati arrivati al convento delle suore di Madre Teresa a Dhaka. Un certo momento diventavano “troppo cari” per lui, cioè le suore chiedevano un prezzo troppo alto per il “vitto/alloggio” di questi bambini per il periodo che loro li avevano accettati nei slum della grande città. “Allora i bambini li faccio da me”, disse il Padre Homrich, ed ha elaborato un programma di salvataggio e adozione presso la sua missione di Pirgaccha, più realizzabile e con tutto il riguardo ai bisogni del gruppo etnico.

Anche nel 2004 abbiamo potuto aiutare 48 neonati per trovare una famiglia locale. Sono ancora molti che hanno persi i loro figli e aspettano con ansia un “nuovo arrivo”, che sarà la gioia della loro famiglia.

Nel 2005 abbiamo aiutato con un
contributo di 6000 Dollari alle spese del ospedale locale della missione. Altri sussidi dall'Europa erano stati terminati. Cerchiamo di aiutare, cerchiamo generose offerte anche nel 2006 e per il 2007.

A questo punto bisogna spiegare una tradizione molto diffusa pesso gruppi etnici: l'abbandono del neonato nella foresta.

Spesso una famiglia non arrivava a nutrire un altra bocca, per sempre aumentata miseria di vita, mancanza di terreni, mancanza di selvaggina, di pesce, oppure per ragioni di tabù esistenti, o per malattia o difformità. Il neonato si avvolgeva in una foglia di banana e si portava alla foresta. Già allora spesso questi "pacchetti" si "trovavano" da persone in cerca di un figlio e lo portavano a casa. Più tardi, con l'arrivo dei missionari, si "trovava" questo neonato nella foresta tanto per lasciarlo davanti la porta del missionario. Certo, la maggioranza dei bambini abbandonati erano e sono bambine.

Generalmente indigeni tribali hanno un loro sistema per il controllo delle nascite, usando infusi di erbe. Non troviamo famiglie eccessivamente numerose, anche perché il tasso di mortalità infantile è molto alto.

Un missionario tedesco nelle Filippine un giorno mi ha presentato le sue 14 figlie. “Anch’io sono stata in una foglia di banana”, mi disse una di loro, tutta allegra! Erano tutte trovatelle dalla foresta filippina.

Negli ultimi decenni la situazione certo non è migliorata, il mondo si è sviluppato, in India si buttano le femmine nei contenitori dell’immondizia, ed in gran numero, mente in Cina si stabilisce il sesso del embrione e si decide di continuare la gravidanza se è maschio. Fra 10 o 15 anni avranno una gran disparità tra ragazze e ragazzi. La percentuale è già conosciuta, varia a secondo le regioni. I nostri tribali del Laos settentrionale, che ancora possono passare le frontiere senza documenti d’identità, spesso accettano i bambini dei loro parenti in Cina e li allevano in Laos.

Anni fa ATCA ha offerto i primi duecento libri per stabilire una biblioteca nella Scuola Superiore Garo a Pirgaccha. Ogni tanto, quando trovo fondi per questo scopo, si continua ad allargare la biblioteca. Sul mio incoraggiamento, nell’anno 2000 gli insegnanti della scuola mi avevano presentato una lista di libri che servivano ad insegnanti e studenti, del valore di 1.500 Dollari, che in Bangladesh valgono tantissimo. Nel frattempo la biblioteca è stata riconosciuta dal governo regionale come esemplare, ed è completa di una bibliotecaria. Ma il nostro impegno continua – se riceviamo i vostri doni.

Otto anni fa ATCA ha finanziato la costruzione di
uno stabilimento tessile a Pirgaccha, che rende un gran servizio sia alla comunità Garo come anche ad altre etnie. Molte donne arrivano alla missione di Pirgaccha per fare i loro vestiti tradizionali su telai che anche loro sanno usare. Abbiamo visto risultati splendidi. Difficile rimane la vendità di questi tessuti bellissimi e tradizionali in quanto la missione e la zona Garo dista molto dai centri commerciali.

Per chi è stato fortunato di assistere alla grande festa dei Garo per il raccolto, chiamato "Wangala",non ha dubbi che l'approccio missionario del Padre Homrich con i tribali GARO in Bangladesh è molto positivo e presenta un raro esempio felice di "Missione presso i tribali".


Progetti attuali 2006/2007:
sostegno per l'ospedale della missione Garo
sostegno per il programma d'adozione di neonati
offerte l'acquisto di libri per la biblioteca della scuola Garo
offerte per il nuovo istituto per handicappati Garo presso la Missione di P. Homrich


Ed i nostri doni vanno al posto giusto ed al 100 %,
questo è il mio impegno,
ora come durante i 30 anni di ATCA!


 

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